Cristo da Mosè e da tutti i profeti

Questo è il mio primo post. Lo scopo di questo blog è di evidenziare l’importanza della teologia biblica allo studio, alla pratica, e all’insegnamento della Parola di Dio.

Vogliamo affrontare una questione cruciale prima d’intraprendere l’investigazione delle Scritture cioè, come interpretare e applicare la Parola, secondo la teologia biblica. Domanda: che cos’è la teologia biblica? Ecco, la questione cruciale d’affrontare.

Esistono molteplici definizioni della teologia biblica. Prendendo in prestito le parole di Giovanni che scrive di Gesù: “se si scrivessero a una a una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero” (Gv 21:25). Questo è naturalmente un’esagerazione cioè, paragonare le definizioni della teologia biblica alle opere di Gesù. Non ci sono paragoni. Detto questo, l’illustrazione accentua la complessità presente nella definizione.

Tuttavia, noi tenteremo una definizione semplice. La teologia biblica è lo studio della storia della Bibbia secondo la sua progressione lungo la Bibbia. Potremmo dirlo in un’altra maniera: la teologia biblica consiste dello studio del piano e della progressione del piano da Genesi ad Apocalisse. Due termini sono chiave in questa definizione: piano e progressione.

Piano: per piano s’intende la storia della redenzione (salvezza). Parliamo di quella storia scritta e narrata dagli autori della Bibbia. Pietro, nella sua seconda epistola, dirà che “degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 P 1:21). Nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, dichiara Pietro. Il parlare degli uomini, dunque, rivela sia l’ispirazione della Bibbia che il piano singolo di Dio. Il piano è storico, rivelato attraverso i tempi e la storia. Il piano è uno. Il piano, infine, appartiene all’autore divino.

Progressione: per progressione s’intende l’avanzamento del piano attraverso il canone biblico (i sessantasei libri).

Unendo le due parole arriviamo ad una definizione della teologia biblica sempre di più concisa: rivelazione progressiva. La teologia biblica s’interessa dello studio della rivelazione progressiva della Bibbia attraverso il canone (dal AT al NT). La teologia biblica è preoccupata con l’unità della Bibbia cioè, come l’unico piano mediante la sua progressione unisce i due testamenti insieme, l’AT e il NT.

La teologia biblica è centrata su Cristo, Gesù Cristo. Piano e progressione indirizzano Lui. I due (piano e progressione) giungano al loro compimento in Lui.

da Mosè e da tutti i profeti: Ecco, siamo arrivati al titolo e allo scopo del blog. Luca 24:27 è rappresentativo del significato della teologia biblica. Esistono altri passi rappresentativi ma per ora ne considereremo soltanto questo.

Una breve parola sul contesto immediato: Gesù si avvicina a due discepoli lungo il loro cammino mentre discorrono e discutono insieme di tutte le cose che erano accadute in quei giorni (Lu 24:13–19). I capi dei sacerdoti e i loro magistrati hanno condannato a morte Gesù Nazareno e lo hanno crocifisso (v 20). Questi discepoli sono all’oscuro del significato della morte e della risurrezione di Gesù (vv21–24).

Gesù risponde (vv 25–27): la sua risposta sottolinea i profeti: “a tutte le cose che i profeti hanno dette” (v 25)! “da Mosè e da tutti i profeti” (v 27). Che cosa dobbiamo sapere dei profeti? “Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria” (v 26)? I profeti hanno parlato della morte e della risurrezione di Gesù.

Da osservare il parlare dei profeti dai versetti 25 e 27. “Tutte le cose…” In altre parole, tutto ciò che hanno profetizzato i profeti riguardava Gesù. Da Mosè in poi i profeti hanno parlato di Gesù. Infatti, questo è confermato dalla Scrittura stessa. Alla fine del versetto 27 Luca narra come Gesù dimostra ai due discepoli dalla Scrittura tutto ciò che hanno dette i profeti: “E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano” (V 27).

Abbiamo un ulteriore illustrazione di ciò dall’incontro tra Filippo e l’eunuco in Atti 8. L’eunuco legge il profeta Isaia (Isa 53) quando Filippo si avvicina a lui. Filippo comincia da quello stesso passo per comunicare all’eunuco il lieto messaggio di Gesù (At 8:35). Eppure, non bisogna andare sii avanti nella lettura per riceverne ulteriore conferma. Alla conclusione del capitolo 24 di Luca, Gesù dice ancora ai suoi discepoli: “Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi” (v 44).

Tutta la Scrittura testimonia di Gesù e trova il suo adempimento in Gesù. “Non doveva…” (v 26). Gesù accentua la necessità della sua morte e risurrezione. Il piano perciò parla del sacrificio di Cristo e progredisce all’adempimento dell’ora necessaria. Il piano di Dio doveva adempiersi in Gesù, nella sua passione.

Gesù apri loro la mente. Al versetto 45 di Luca 24 osserviamo un commento notevole riguardo Gesù: Luca scrive che Gesù “Allora apri loro la mente per capire le Scritture e disse loro: ‘Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno’” (vv 45–46). I due discepoli nonostante credenti (“Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele” v 21) avevano bisogno di Gesù. Necessitavano, insomma, il sacrificio compiuto per capire come tutte le Scritture riguardavano Lui. Gesù doveva aprire loro gli occhi (le menti) per vedere le cose che riguardavano se stesso in tutte le Scritture. Gesù doveva rivelare quel piano progressivo di Dio che fin dal principio indirizzava Lui.

Questo è vero non soltanto per i due discepoli sulla via per Emmaus ma anche per i dodici stessi. Dopo aver predetto la sua passione ai suoi discepoli per la terza volta, Luca scrive che “essi (i discepoli) non capirono nulla di tutto questo; quel discorso era per loro oscuro, e non capivano ciò che Gesù voleva dire” (18:34).

Il piano doveva compiersi. Tutte le Scritture dovevano realizzarsi in Gesù, nella sua morte (sofferenza) e risurrezione (entrare nella sua gloria). L’oscurità stessa era necessaria. Questo poiché la pienezza della luce (e della piena comprensione del piano)doveva avvenire quando i tempi fossero maturi, all’apice della progressione cioè, all’umiliazione di Cristo (Fl 2). Da allora noi che crediamo capiamo!

Più da dire, è da sviluppare secondo lo studio della teologia biblica. Per ora, riflettiamo, e poniamoci questa domanda: leggiamo, studiamo, e insegniamo la Bibbia così? Abbiamo l’occhio sul piano? Osserviamo la progressione di questo piano? Gesù è al centro di tutti e due? Gesù è la finalità di tutti e due? È possibile mancare in tutte le Scritture le cose che lo riguardano. Il nostro insegnamento, vita di ministero/chiesa, e camino Cristiano di conseguenza ne soffrirà. Rischia tutto di mutarsi in un moralismo privo di vita secondo lo Spirito (Spirito di Cristo!).