Autore: Johnny

  • Cristo da Mosè e da tutti i profeti: parte 2

    Questa seconda parte ha lo scopo di approfondire una delle verità menzionate nel mio primo blog post. In maniera particolare, vorrei considerare la riprensione di Gesù ai due discepoli: “O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette” (v 25)!

    LA RIPRENSIONE

    Cosa significa la riprensione precisamente? Insensati e lenti di cuore a credere sembra a prima vista un parere duro sull’intelligenza dei due. Sono ottusi. Dimostrano un limite intellettuale. Non hanno capito. Essi sono “insensati.” Più precisamente possiamo parlare di un impedimento morale se non spirituale. I due discepoli sono “lenti di cuore a credere.” Sono increduli. La loro è incredulità pura e propria? Forse. 

    CONTESTO

    Al versetto 24 Luca conclude il racconto dei due discepoli con la testimonianza del sepolcro vuoto. Scrive (citando i due discepoli): “Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma lui non lo hanno visto” (v 24).

    Il riferimento immediato riguarda la risurrezione di Gesù (il racconto già narrato da Luca all’inizio del capitolo 24:1–12). Gesù è risorto! Perciò, è vero. Sia le donne che Pietro (vv 9–10, 12), ed altri (v 24) che sono andati al sepolcro hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma non hanno visto Gesù. 

    I discepoli soffrono di incredulità si può dire. Già al versetto 11 Luca descrive la reazione della maggioranza alla testimonianza delle donne: “Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non gli credettero” (v 11). Pure lo stesso Pietro dopo essersi accertato del sepolcro vuoto (“si chinò a guardare e vide solo le fasce [che giacevano]”), Luca dice, “poi se ne andò, meravigliandosi dentro di sé per quello che era avvenuto” (v 12). 

    Meravigliandosi può intendere che la fede di Pietro è cresciuta riguardo la risurrezione di Gesù ma non necessariamente. Infatti, Luca lascia Pietro semplicemente stupito dall’avvenimento alla fine del versetto 12. Non abbiamo nessuna conferma della sua fede nella risurrezione cioè, che egli ha creduto. Come i due discepoli sulla via per Emmaus, così potremmo dire anche di Pietro: è insensato e lento di cuore a credere. La riprensione di Gesù vale anche per lui! 

    INCREDULITÀ O IMPEDIMENTO? 

    La questione diventa sempre più interessante quando al versetto 16 Luca descrive i due secondo le parole: “Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano” (v 16). L’espressione, erano impediti comunica un blocco. L’ingombro è al tempo passato. In altre parole, il limite dei due nel riconoscere Gesù accanto a loro sulla via non dipendeva dai discepoli stessi. Quindi, la loro incredulità, nonostante fosse vera, era una conseguenza dell’impedimento imposto al di sopra di loro. 

    CHI HA IMPEDITO I DISCEPOLI? 

    Chi è l’artefice dell’impedimento dei due sulla via per Emmaus? Ritroviamo la risposta nel modello presentato da Luca lungo il suo vangelo. Già dal principio Luca racconta dell’incomprensione dei genitori di Gesù all’età di dodici anni (2:41). Avendolo trovato nel tempio dopo tre giorni di ricerca, gli dissero: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena.” Gesù rispose: lui deve trovarsi nella casa del padre. Non sanno loro queste cose? Luca dice, riguardo la risposta di Maria e Giuseppe a queste parole: “Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro” (v 50). 

    PAROLE VELATE

    Al capitolo 9 Gesù dichiara ai suoi: “Voi, tenete bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini” (9:44). Luca scrive: “Ma essi (i suoi discepoli) non capivano queste parole che erano per loro velate, così da risultare incomprensibili e temevano di interrogarlo su quanto aveva detto” (v 45). Il concetto dell’impedimento è reso più forte ancora qui che al capitolo 2. Parliamo di coprire. Un velo è posto sopra i discepoli. Le cose che riguardano la morte (e sacrificio) (v 44) di Gesù sono celate a loro. 

    ERA PER LORO OSCURO

    Al capitolo 18 Luca riporta le parole di Gesù riguardo la sua morte sulla croce per la terza volta (18:31–33). La risposta dei discepoli è la stessa ormai: “Ed essi non capirono nulla di tutto questo; quel discorso era per loro oscuro, e non capivano ciò che Gesù voleva dire” (18:34). L’incomprensione sembra intensificarsi mentre la trama si avvicina alla passione di Gesù. Il versetto 34 ripete la loro mancanza di intendimento: “non capirono nulla di tutto questo” e “non capivano ciò che Gesù voleva dire” (v 34). In mezzo a questa affermazione ripetuta c’è di nuovo il velo qui espresso secondo un sinonimo: oscuro. La comprensione dei discepoli è offuscata dalla conoscenza della crocifissione di Gesù. 

    GESÙ DOVEVA SOFFRIRE

    Chi aveva impedito la conoscenza dei discepoli riguardo la morte (morte e risurrezione) di Gesù? La risposta è Dio. Mediante il Suo piano progressivo attraverso la Scrittura e la storia (i tempi) Dio ha oscurato la conoscenza dei discepoli (e del Suo popolo) affinché Cristo risuscitasse! Il Cristo, insomma, doveva (24:26) soffrire ed entrare nella sua gloria (risuscitare) perché i discepoli potessero finalmente capire. Il piano della redenzione (salvezza) doveva compiersi

    “Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi. Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme” (vv 44–47). 

    CRISTO ABOLISCE IL VELO

    Paolo scrive ai Corinzi in 2 Corinzi 3: “Avendo dunque una tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza, e non facciamo come Mosè, che si metteva un velo sul volto perché i figli d’Israele non fissassero lo sguardo sulla fine di ciò che era transitorio. Ma le loro menti furono rese ottuse; infatti, sino al giorno d’oggi, quando leggono l’antico patto, lo stesso velo rimane, senza essere rimosso, perché è in Cristo che esso è abolito” (2 Cor 3:12–14). 

    I TUOI OCCHI, CREDENTE, SONO STATI APERTI!

    Riconosciamo la pienezza del tempo (Gal 4:4)? Meravigliamo dal compimento di tutte le cose in Gesù, colui che svela la legge di Mosè, i profeti e i Salmi (Luc 24:44)? Gesù scopre tutto ciò che era incomprensibile prima di lui. Tutto ciò che venne prima era transitorio (2 Cor 3:13). Dio in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio (Eb 1:1–2). In questi ultimi giorni Cristo ha aperto i nostri occhi, noi che crediamo. Ecco, l’età profetizzata da Isaia:

    “Il Signore degli eserciti preparerà per tutti i popoli su questo monte un convito di cibi succulenti, un convito di vini vecchi, di cibi pieni di midollo, di vini vecchi raffinati. Distruggerà su quel monte il velo che copre la faccia di tutti i popoli e la coperta stesa su tutte le nazioni. Annienterà per sempre la morte; il Signore, Dio, asciugherà le lacrime da ogni viso, toglierà via da tutta la terra la vergogna del suo popolo, perché il Signore ha parlato” (Is 25:6–8). 

    Con gli occhi ora aperti, proclama la Parola così! Predica così! Le nostre chiese devono vedere questo Cristo secondo questa proclamazione.

  • Cristo da Mosè e da tutti i profeti

    Questo è il mio primo post. Lo scopo di questo blog è di evidenziare l’importanza della teologia biblica allo studio, alla pratica, e all’insegnamento della Parola di Dio.

    Vogliamo affrontare una questione cruciale prima d’intraprendere l’investigazione delle Scritture cioè, come interpretare e applicare la Parola, secondo la teologia biblica. Domanda: che cos’è la teologia biblica? Ecco, la questione cruciale d’affrontare.

    Esistono molteplici definizioni della teologia biblica. Prendendo in prestito le parole di Giovanni che scrive di Gesù: “se si scrivessero a una a una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero” (Gv 21:25). Questo è naturalmente un’esagerazione cioè, paragonare le definizioni della teologia biblica alle opere di Gesù. Non ci sono paragoni. Detto questo, l’illustrazione accentua la complessità presente nella definizione.

    Tuttavia, noi tenteremo una definizione semplice. La teologia biblica è lo studio della storia della Bibbia secondo la sua progressione lungo la Bibbia. Potremmo dirlo in un’altra maniera: la teologia biblica consiste dello studio del piano e della progressione del piano da Genesi ad Apocalisse. Due termini sono chiave in questa definizione: piano e progressione.

    Piano: per piano s’intende la storia della redenzione (salvezza). Parliamo di quella storia scritta e narrata dagli autori della Bibbia. Pietro, nella sua seconda epistola, dirà che “degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 P 1:21). Nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, dichiara Pietro. Il parlare degli uomini, dunque, rivela sia l’ispirazione della Bibbia che il piano singolo di Dio. Il piano è storico, rivelato attraverso i tempi e la storia. Il piano è uno. Il piano, infine, appartiene all’autore divino.

    Progressione: per progressione s’intende l’avanzamento del piano attraverso il canone biblico (i sessantasei libri).

    Unendo le due parole arriviamo ad una definizione della teologia biblica sempre di più concisa: rivelazione progressiva. La teologia biblica s’interessa dello studio della rivelazione progressiva della Bibbia attraverso il canone (dal AT al NT). La teologia biblica è preoccupata con l’unità della Bibbia cioè, come l’unico piano mediante la sua progressione unisce i due testamenti insieme, l’AT e il NT.

    La teologia biblica è centrata su Cristo, Gesù Cristo. Piano e progressione indirizzano Lui. I due (piano e progressione) giungano al loro compimento in Lui.

    da Mosè e da tutti i profeti: Ecco, siamo arrivati al titolo e allo scopo del blog. Luca 24:27 è rappresentativo del significato della teologia biblica. Esistono altri passi rappresentativi ma per ora ne considereremo soltanto questo.

    Una breve parola sul contesto immediato: Gesù si avvicina a due discepoli lungo il loro cammino mentre discorrono e discutono insieme di tutte le cose che erano accadute in quei giorni (Lu 24:13–19). I capi dei sacerdoti e i loro magistrati hanno condannato a morte Gesù Nazareno e lo hanno crocifisso (v 20). Questi discepoli sono all’oscuro del significato della morte e della risurrezione di Gesù (vv21–24).

    Gesù risponde (vv 25–27): la sua risposta sottolinea i profeti: “a tutte le cose che i profeti hanno dette” (v 25)! “da Mosè e da tutti i profeti” (v 27). Che cosa dobbiamo sapere dei profeti? “Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria” (v 26)? I profeti hanno parlato della morte e della risurrezione di Gesù.

    Da osservare il parlare dei profeti dai versetti 25 e 27. “Tutte le cose…” In altre parole, tutto ciò che hanno profetizzato i profeti riguardava Gesù. Da Mosè in poi i profeti hanno parlato di Gesù. Infatti, questo è confermato dalla Scrittura stessa. Alla fine del versetto 27 Luca narra come Gesù dimostra ai due discepoli dalla Scrittura tutto ciò che hanno dette i profeti: “E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano” (V 27).

    Abbiamo un ulteriore illustrazione di ciò dall’incontro tra Filippo e l’eunuco in Atti 8. L’eunuco legge il profeta Isaia (Isa 53) quando Filippo si avvicina a lui. Filippo comincia da quello stesso passo per comunicare all’eunuco il lieto messaggio di Gesù (At 8:35). Eppure, non bisogna andare sii avanti nella lettura per riceverne ulteriore conferma. Alla conclusione del capitolo 24 di Luca, Gesù dice ancora ai suoi discepoli: “Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi” (v 44).

    Tutta la Scrittura testimonia di Gesù e trova il suo adempimento in Gesù. “Non doveva…” (v 26). Gesù accentua la necessità della sua morte e risurrezione. Il piano perciò parla del sacrificio di Cristo e progredisce all’adempimento dell’ora necessaria. Il piano di Dio doveva adempiersi in Gesù, nella sua passione.

    Gesù apri loro la mente. Al versetto 45 di Luca 24 osserviamo un commento notevole riguardo Gesù: Luca scrive che Gesù “Allora apri loro la mente per capire le Scritture e disse loro: ‘Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno’” (vv 45–46). I due discepoli nonostante credenti (“Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele” v 21) avevano bisogno di Gesù. Necessitavano, insomma, il sacrificio compiuto per capire come tutte le Scritture riguardavano Lui. Gesù doveva aprire loro gli occhi (le menti) per vedere le cose che riguardavano se stesso in tutte le Scritture. Gesù doveva rivelare quel piano progressivo di Dio che fin dal principio indirizzava Lui.

    Questo è vero non soltanto per i due discepoli sulla via per Emmaus ma anche per i dodici stessi. Dopo aver predetto la sua passione ai suoi discepoli per la terza volta, Luca scrive che “essi (i discepoli) non capirono nulla di tutto questo; quel discorso era per loro oscuro, e non capivano ciò che Gesù voleva dire” (18:34).

    Il piano doveva compiersi. Tutte le Scritture dovevano realizzarsi in Gesù, nella sua morte (sofferenza) e risurrezione (entrare nella sua gloria). L’oscurità stessa era necessaria. Questo poiché la pienezza della luce (e della piena comprensione del piano)doveva avvenire quando i tempi fossero maturi, all’apice della progressione cioè, all’umiliazione di Cristo (Fl 2). Da allora noi che crediamo capiamo!

    Più da dire, è da sviluppare secondo lo studio della teologia biblica. Per ora, riflettiamo, e poniamoci questa domanda: leggiamo, studiamo, e insegniamo la Bibbia così? Abbiamo l’occhio sul piano? Osserviamo la progressione di questo piano? Gesù è al centro di tutti e due? Gesù è la finalità di tutti e due? È possibile mancare in tutte le Scritture le cose che lo riguardano. Il nostro insegnamento, vita di ministero/chiesa, e camino Cristiano di conseguenza ne soffrirà. Rischia tutto di mutarsi in un moralismo privo di vita secondo lo Spirito (Spirito di Cristo!).